Una sentenza boomerang

http://www.repubblica.it/cronaca/2017/05/10/news/divorzio_cassazione_criterio_per_assegno_autosufficienza_e_non_tenore_di_vita-165110524/?ref=fbpr

Commento qui la recente sentenza della Cassazione sul mantenimento dell’ex coniuge che modifica il criterio dal tenore di vita all’autosufficienza e che ha l’effetto di annullare i sacrifici di chi – come necessariamente accade- tra i due coniugi si è dedicato più alla famiglia per permettere all’altro di dedicarsi alla carriera. La parità è ben altra cosa – la parità deve partire dalla parità dei doveri e il matrimonio è cosa ben diversa dalla condivisione delle spese, e’ lavorare in team, è la condivisione di un progetto di vita con sacrifici reciproci ma spesso diversi nella loro natura

Per questi motivi trovo questa sentenza superficiale e anche pericolosa nel suo generalizzare un tema complesso e che va valutato caso per caso. Da una parte ha dei lati giusti in termini di responsabilizzazione individuale e eliminazione di alcuni estremi in cui alcuni individui approfittano di una situazione per appoggiarsi economicamente – rendendo poi molto oneroso all’altro il costruirsi una nuova vita con un’altra persona, dall’altra però non dimentichiamoci che: 1. il tenore di vita di una famiglia con bambini (e questo è il fattore determinante secondo me dove la sentenza diventa ingiusta) è spesso anzi direi quasi sempre costruito in due, con i sacrifici di entrambi, perchè c’è spesso uno dei coniugi che deve compensare con lavoro domestico/cura dei figli (e quindi decelerando la crescita professionale e di conseguenza economica) l’assenza dell’altro che è più dedicato alla carriera; 2. la parità non la si può dare solo togliendo diritti, ma anche aumentando i doveri dell’altro. Il tutto è solo un boomerang per le donne, se poi gli uomini a scuola i bambini non ce li portano, a fare le visite mediche non ce li portano, all’assemblea di classe non ci vanno, se il bambino sta male si aspettano di non essere loro a rientrare a casa dal lavoro e le solite cose. Io sono al 100% per la parità, ma l’equilibrio deve essere da entrambe le parti. In più in Italia non sono permessi gli accordi matrimoniali o prematrimoniali, pensiamo ad esempio il caso di un coniuge (di solito la moglie) che ha sempre lavorato ma accetta di lasciare il proprio lavoro per seguire il marito che ha ricevuto un’ottima opportunità di lavoro all’estero – per il beneficio economico della famiglia, per lavorare “in team”. Il matrimonio, sopratutto il matrimonio con figli, è una società, in cui ognuno dei soci deve mettere il suo – ma i contributi non sono sempre di pari natura e prima di ricorrere ad un criterio cosi generale che da per scontato che ognuno abbia negli anni contribuito il medesimo tempo in lavoro professionale, lavoro domestico, impegno pratico ed impegno economico, vanno valutati nel concreto.

Leave a Reply